Parliamo dell’esercito costituito da lodevoli giovani in possesso del prestigioso Dottorato di Ricerca cittadini questi, che pur avendo speso molti anni della propria vita sui libri e che con sacrificio e dedizione hanno conseguito un titolo ed una professionalità di tutto rispetto, rischiano ancora una volta di non essere inclusi nel piano di aggiornamento delle graduatorie di istituto per il triennio 2017/2020, cui si attende a breve il  D.M. di riapertura e contestuale aggiornamento delle graduatorie di istituto per il triennio 2017/2020.

Ed invero, tale immotivata esclusione è stata anticipata dal MIUR nel gennaio scorso, consacrata il 1° Giugno 2017, il quale con nota n.1229/2017, trasmettendo il Decreto Dipartimentale n. 3/17, ha limitato la presentazione dell’istanza per l’l’inserimento nella II fascia delle relative graduatorie di istituto solo ai docenti in possesso del titolo di abilitazione, (TFA) o (PAS).

Ebbene questa immotivata penalizzazione contrasta vistosamente con le più recenti pronunce del Giudice Amministrativo e di molti Giudici del Lavoro, i quali hanno espressamente riconosciuto l’equiparazione dei Titoli ai fini dell’inserimento nelle graduatorie di seconda fascia.

Tale titolo di studio costituisce in molti Paesi europei valida abilitazione all’insegnamento.

E’ inoltre una qualifica professionale coerente con le definizioni adottate in ambito comunitario, ed è requisito preferenziale per il conferimento da parte delle università di incarichi di docenza o di contratti di ricerca. Quest’ultimi infatti, come ben precisa una nota ministeriale del 12 marzo 1998, protocollo n. 523 (che richiama l’art. 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449) non sono attivabili “con neo-laureati privi di ulteriori titoli di formazione alla ricerca o di documentata ed idonea esperienza per attività di ricerca già svolta, ovvero di curriculum scientifico-professionale adeguato”.

Nel caso in esame, inoltre, è stata del tutto disattesa la Direttiva 36/2005/CEE (recepita nel nostro Paese con il D.Lvo 9 novembre 2007 n. 206), che prevede che l’esperienza professionale, intesa quale “esercizio effettivo e legittimo della professione in questione in uno Stato membro” (cfr. art. 3, lett. f), sia “assimila[ta] a un titolo di formazione “purché questa sia pari o superiore ai tre anni“.

Per questo su richiesta di alcuni amici e parenti abbiamo anche deciso di avviare un ricorso gratuito alla CEDU che estenderemo, sempre gratuitamente, a tutti gli interessati.

Per violazione della normativa comunitaria, affinché la Corte censuri la condotta del nostro Stato che sta penalizzando migliaia di giovani meritevoli.

Gli interessati dovranno soltanto scaricare dal sito il ricorso, compilarlo e spedirlo con raccomandata estera al seguente indirizzo: Corte Europea dei Diritti dell’Uomo presso il Consiglio d’Europa, F-67075 – Strasbourg Cedex, France.

  1. Al ricorso occorrerà allegare il titolo di dottorato, Documento di identità e il Decreto n. 374 dell’1 giugno 2017 (questo lo travate su internet).

Ecco in calce il modello di ricorso.

Per ogni altra utile info: studiolegale.fasano@alice.it – whatsapp: 3348120803


SCARICA: dottori-di-ricerca

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Comments (3)

  1. Sara Fumagalli

    Rispondi

    Gentilissimo Avvocato,
    volevo una delucidazione in merito al materiale da inviare per aderire al ricorso per il riconoscimento del valore abilitante al titolo di dottorato in mio possesso. Per “Decreto n. 374 dell’1 giugno 2017”, si intende la stampa completa del decreto da allegare alla documentazione?
    La ringrazio per la cortese attenzione e Le porgo i miei
    cordiali saluti,
    Sara Fumagalli

  2. Katiuscia

    Rispondi

    Gentilissimo

    Ho letto questa interessante e utile iniziativa. Sarei interessata ad inviare la documentazione. C’è una scadenza precisa Grazie.

    Cordialità
    Katiuscia

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