OGGETTO: riconoscimento, ai fini concorsuali, dell’anzianità di servizio ed economici, del punteggio maturato dal personale medico e sanitario in strutture private convenzionate con il SSN al 100% e non al 25%.

In Italia, chi rende una prestazione lavorativa nelle strutture accreditate private è penalizzato dal riconoscimento giuridico, ai fini concorsuali e della anzianità di servizio, con solo il 25% degli anni di lavoro effettivamente svolti.
Una disposizione anacronistica, desueta ed anti comunitaria che lede la dignità professionale e curriculare dei medici e degli operatori sanitari che lavorano presso strutture accreditate dal SSN.
Con tale assunto è come se nello Stato Italiano, paradossalmente, si legittimasse la presenza di medici ed operatori sanitari di serie A e di medici ed operatori sanitari di serie B.
Una valutazione, icto oculi, parziale, discrezionale e priva di valore legittimante CHE RICONOSCE UN SOLO ANNO OGNI 4 ANNI DI SERVIZIO.
Una normativa in contrasto non solo con il nostro dettato Costituzionale, sempre attento alle disparità di trattamento in materia di lavoro, ma, anche, con le direttive europee e che non trova nessun addentellato con la professionalità e qualità del lavoro svolto nelle strutture private accreditate.
La ratio è evidente: una prestazione medica non perde la sua qualifica di prestazione di servizi per il fatto che venga presa a carico da un medico o operatore sanitario che opera in strutture accreditate. E ciò in quanto il servizio e la prestazione sanitaria offerta sono qualificabili in termini di eccellenza.
Le strutture accreditate del Servizio Sanitario Nazionale, poi, sono a tutti gli effetti Servizio Sanitario Pubblico.

LA NOSTRA STRATEGIA LEGALE
Avvio di un’azione collettiva di classe, nazionale e comunitaria a livello nazionale.
Il nostro studio, grazie alle sedi dislocate in ogni capoluogo di Regione, potrà rappresentare la classe per intero, appunto la categoria dei medici e degli operatori sanitari italiani vittime di tale ingiustizia.
L’azione prevede due fasi, COMPLEMENTARI e parallele.
a) Quella nazionale che verrà depositata presso il Tribunale di Roma.
Con il ricorso nazionale si chiederà, con rinvio pregiudiziale alla Corte Costituzionale, di valutare la legittimità delle attuali norme, anacronistiche e desuete, poiché non più in linea con gli standard comunitari.
Ove dichiarata l’illegittimità, indi, si determinerà con il riconoscimento del servizio per INTERO con contestuale risarcimento del danno, che verrà quantificato in base agli anni effettivi di pre ruolo resi.
b) Quella comunitaria di svilupperà con petizione al Parlamento Europeo. Azione già applicata con successo dal nostro studio per altre categorie lavorative italiane. Ciò determinerà, ove accolta la petizione, l’avvio di una procedura di infrazione comunitaria a carico dello Stato italiano per violazione delle direttive comunitarie e delle norme del Trattato che invece prevedono il riconoscimento del servizio per intero. Da qui, indi, l’obbligo di un riconoscimento al 100% del servizio reso.

DOCUMENTI NECESSARI PER L’AZIONE
1. Copia attestazioni di servizio.
2. Copia Estratto contributivo INPS.
3. Copia ultimo CUD.
4. Copia buste paga (è sufficiente una busta paga per anno di servizio).
5. Copia documento di identità e Codice Fiscale.


Per informazioni:
Whataspp 3348120803
studiolegale.fasano@virgilio.it
091545808

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