Dopo la famosa sentenza n. 70 del 2015 della Corte Costituzionale – che ha dichiarato illegittima la c.d. “norma Fornero”  si apre la porta al diritto al rimborso  dei ratei di pensione (la parte non corrisposta proprio a seguito del blocco della perequazione per gli anni 2012 – 2013, con particolare riguardo alle pensioni superiori al triplo del minimo INPS).

La sentenza che ha dichiarato incostituzionale la norma relativa al blocco della perequazione delle pensioni per gli anni 2012 – 2013 è di immediata applicazione ed è valida “erga omnes”; pertanto, non è necessario proporre un’azione giudiziale per ottenere la corresponsione dei ratei di pensione non corrisposti.
Cosa stabiliva la norma dichiarata incostituzionale?

La norma ha stabilito, per il 2012 e 2013 e “in considerazione della contingente situazione finanziaria”, che sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps scattasse il blocco della perequazione, ossia il meccanismo che adegua le pensione al costo della vita.

Questo passaggio è dunque incostituzionale.  Nel dispositivo, si specifica che “la censura relativa al comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201 del 2011, se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico, induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività”.

Ne consegue che sono “intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36 Costituzione) e l’adeguatezza (art. 38)” “L’interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata.

Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio”, afferma la Corte nella sentenza 70 depositata di cui è relatore il giudice Silvana Sciarra. A sollevare la questione erano stati diversi organismi, dal tribunale del lavoro di Palermo alla Corte dei Conti. Come ottenere il rimborso:
Per il momento sarà sufficiente formulare apposita domanda all’INPS. Per ottenere il rimborso delle somme non percepite in termini di indicizzazione, quindi, si dovrà fare una domanda all’Istituto pensionistico, non serve un ricorso, perché dopo la sentenza la restituzione è un obbligo da parte dello Stato.  A tal riguardo, lo Studio Legale Fasano, in convenzione con CAF e Patronati sta avviando la presentazione dei predetti moduli per gli aventi diritto presso la sede INPS di competenza.
Per info: studiolegale.fasano@alice.it