La Corte di Giustizia europea ha riconosciuto la legittimità dei risarcimenti a favore dei lavoratori del settore pubblico in Italia “”vittime”” di abuso nel ricorso a contratti a termine, purché questi risarcimenti siano accompagnati anche da meccanismi di sanzioni effettive e dissuasive nei confronti dei dirigenti pubblici responsabili dell’abuso stesso.

In caso di ricorso abusivo a più contratti a tempo determinato nel pubblico impiego il giudice italiano dovrà alleggerire con l’utilizzo di presunzioni l’onere probatorio a carico del lavoratore da risarcire per la perdita di altre chances lavorative; oltre a ciò il magistrato dovrà tenere conto anche del sistema sanzionatorio previsto nei confronti del dirigente pubblico responsabile del ricorso stesso.

Il principio è stato formulato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, a cui si era rivolto il Tribunale di Trapani (causa C-494/16) nell’ambito di una vicenda relativa a una serie consecutiva di contratti a termine nel settore pubblico, che aveva visto coinvolta una lavoratrice assunta dal Comune di Valderice.

Da ciò discende che, quando sia avvenuto un ricorso abusivo a una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato, dev’essere possibile applicare una misura dotata di garanzie effettive ed equivalenti di protezione dei lavoratori per punire debitamente detto abuso e cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione, mediante il risarcimento del danno in denaro.

Tutti i dipendenti pubblici non stabilizzati, con contratto di lavoro a termine, quindi, potranno oggi ottenere il risarcimento del danno patito.

In seguito a detta pronunzia il nostro studio ha messo a punto dei ricorsi diretti ad ottenere il riconoscimento del danno patito così come stabilito dalla Corte: “la concessione di un’indennità compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell’ultima retribuzione di detto lavoratore, accompagnata dalla possibilità, per quest’ultimo, di ottenere il risarcimento integrale del danno dimostrando, mediante presunzioni, la perdita di opportunità di trovare un impiego o il fatto che, qualora un concorso fosse stato organizzato in modo regolare, egli lo avrebbe superato, purché una siffatta normativa sia accompagnata da un meccanismo sanzionatorio effettivo e dissuasivo, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare”.

Per ogni ricorrente sarà possibile avanzare domanda risarcitoria per un importo pari a 30.000,00 euro circa.

Formuleremo, quindi, specifica istanza risarcitoria presso il Tribunale del lavoro del dipendente pubblico ricorrente.

DOCUMENTI NECESSARI PER ADERIRE ALL’INIZIATIVA:

  1. CERTIFICATO STORICO DI SERVIZIO.
  2. ESTRATTO CONTRIBUTIVO INPS.
  3. ULTIME 3 BUSTE PAGA.
  4. ULTIMO CUD.
  5. DOCUMENTO DI RICONOSCIMENTO E CODICE FISCALE.

CLICCA QUI PER IL MODELLO-DI-ADESIONE.

Per info sulle modalità di adesione: studiolegale.fasano@alice.it – WHATSAPP: 334/8120803

 

 

 

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