Lo slogan “PIP andiamo in europa” fa tremare le casse regionali

In materia di lavoro la violazione della normativa comunitaria è sempre dietro l’angolo e questo è quello che i legali dello studio Fasano sanno da tempo.

Due, infatti,  sono le azioni comunitarie condotte con successo dai legali Fasano: FORMAZIONE PROFESSIONALE E FORESTALI.

Entrambe le azioni sono al vaglio delle Autorità comunitarie con relativi accoglimenti delle petizioni in commissione lavoro.  Per la prima volta nella storia, quindi, due categorie di precari della Regione siciliana sono rappresentate in Europa.

Da pochi mesi, esattamente da giugno 2019, a questa categoria se ne è aggiunta una nuova: quella degli ex PIP, ossia i lavoratori che nel lontano 99 iniziarono a svolgere attività di stage e che oggi, a distanza di venti anni, non hanno ancora un contratto.

Vediamo insieme ad uno dei legali che si sta occupando della vicenda, avv.to Angela Maria Fasano,  quali sono le violazioni riscontrate.

Avvocato Fasano, come è iniziata ad occuparsi della vicenda dei PIP?

Unitamente a mia sorella, l’avvocato Stefania Fasano, ed al Collega Ferdinando Loffredo siamo stati contattati da un gruppo di lavoratori nel mese di giugno 2019. In quella sede ci è stata prospettava una vicenda su una categoria di lavoratori che rispetto a quelle che stiamo seguendo io e mia sorella presenta  caratteri veramente bizzarri, dal punto di vista normativo si intende.

Cosa intende per “bizzarro”?

Nella mia carriera ho sempre analizzato e studiato categorie di precari: i forestali, ad esempio, lavoratori a me molto cari, hanno un contratto. Certo sono precari da oltre 30 anni, ma hanno pur sempre un contratto ed una busta paga che li tutela, anche contro l’eccessivo precariato. I PIP, invece, sono dei fantasmi, dei lavoratori in nero perché non hanno un contratto, pur rendendo una prestazione lavorativa che rientra perfettamente nel tipico rapporto di lavoro subordinato.

 Lavoratori in nero? Non possiamo credere che alla Regione vi siano dei lavoratori in nero.

Certo, per la Regione siciliana sono calendati quali lavoratori di pubblica utilità, ma per la MIA visione ed analisi giuridica sono e rimangono dei lavoratori in nero. La Regione e gli enti di competenza li possono appellare come vogliono. Resta pur il fatto che queste persone svolgono una prestazione lavorativa che rientra a tutti gli effetti nel rapporto di lavoro subordinato perché vi sono, come sancito dalla Cassazione e dalla Corte di Giustizia, PRECISI indici di subordinazione, ossia: la soggezione ad un potere direzionale, il versamento di denaro da un conto corrente ad un altro, l’utilizzo di un badge, la presenza di ordini di servizio. Oltre alla circostanza che questi lavoratori se si assentano dal lavoro devono giustificarlo, altrimenti sono passibili di sanzione. Ma vi è di più, un 730, svolgimento anche di incarichi dirigenziali per alcuni PIP, come la redazione di atti di pignoramento o decreti, utilizzo della mail istituzionale e chi più ne ha più ne metta.

Se non ho capito male, con questi indici di subordinazione gli stessi potranno avere un contratto?

Certo che devono avere un contratto! La Regione sta simulando, dietro il rapporto di pubblica utilità, un contratto di lavoro subordinato part time che rientra nel CCNL enti locali. Una vera e propria genialata giuridica perché  ha consentito negli anni di risparmiare milioni di euro in danno dei lavoratori ex PIP. In sostanza, con i PIP, la Regione sta impiegando dei lavoratori che da 20 anni sono formati, hanno acquisito esperienza, ma non ne supporta i relativi costi. Intendo i costi del lavoro, che poi sono indicati nella busta paga. Senza contratto non c’è busta paga e gli obblighi previdenziali, assistenziali ed economici ad essa connessi. Massima resa, minima spesa, insomma, dei geni.

Ma se questi lavoratori si sono auto assunti, come stabilito anni fa dal Tribunale del lavoro di Palermo, cosa pretendono oggi?

Non prendiamoci in giro. La buona fede contrattuale è fondamentale anche perché connessa in questo caso alle promesse politiche fatte per oltre 20 anni. La lettura dell’auto assunzione nei giudizi svolti anni fa presso il Tribunale di Palermo non tocca la nostra azione. Conosco questi giudizi ed ho letto le sentenze, oltre che i ricorsi.

Una strategia legale giusta, ma che non ha tenuto conto di un elemento giuridico importantissimo oggi appoggiato dalla Corte di Giustizia e che non sto qui a dire per non regalare strategie giuridiche a nessuno. Ai tempi la normativa comunitaria non era così pregnante in materia di precariato, oggi è tutto cambiato, per questo porteremo anche i PIP in Europa con le azioni Comunitarie promosse dai cittadini comunitari, ossia i PIP.

In cosa consiste questa azione?

Trattasi di una forma di denunzia che i cittadini comunitari formalizzano alle istituzioni comunitarie, al fine di far aprire una procedura di infrazione contro lo Stato e la Regione. E’ una specifica azione e non un processo. Quindi non vi saranno spese di condanna, come spesso sento dire da qualche improvvisato giurista, né ripercussioni da parte della Regione sul lavoro e sulla retribuzione. Ripercussioni che andrebbero contro il diritto di difesa sancito dalla costituzione.

Lei crede che possiate spuntarla?

Non sono una veggente, ma conosco bene le norme. I PIP dal punto di vista legale hanno piena ragione giuridica. Certo, la questione è complicata ed ha anche una matrice politica che rimane la cosa più importante da debellare. Ma noi siamo molto caparbi e cercheremo di far trapelare l’esatta questione alle autorità comunitarie.

Ci può anticipare come? Sappiamo che c’è un importante udienza in Corte Costituzionale prevista per il mese di gennaio 2020.

Assolutamente no. La strategia processuale rimarrà segreta, così come il nome dei ricorrenti per tutta la durata dell’azione.

Quanto all’udienza in Corte Costituzionale non ha nessuna attinenza con questa azione. A gennaio si stabilirà la legittimità costituzionale dell’art. 64, ossia il transito dei lavoratori presso una società, senza specifica indicazione delle condizioni contrattuali.

Con la nostra azione, invece, pretenderemo un vero e proprio contratto subordinato e la richiesta di tutti i diritti ad esso connessi da oltre quindici anni di lavoro. Efficacia retroattiva senza prescrizione visto che non c’è contratto. Quindi via libera alla richiesta, di tutti i contributi, di qualsiasi natura, spettanti dal 2004 in poi.

Perché dal 2004?

Non lo posso anticipare, perché è questione giuridica che investe la Corte di Giustizia e rappresenta lo studio della pratica che da mesi abbiamo affrontato con l’avvocato Loffredo, il collega che compone il collegio di difesa.

Cosa possono fare i PIP per essere assistiti dal vostro studio?

Devono mettersi in contatto con me o l’avvocato Ferdinando Loffredo tramite le nostre pagine Facebook oppure tramite whatsapp ai numeri: 3348120803 – 3393130100.

Quindi con i PIP “andiamo in Europa”?

Si, con i PIP e molti altri ancora, per debellare questa forma di gestione politica delle categorie di lavoratori come oggetti di lucro e non come persone. Diciamo basta allo sfruttamento per far riaffiorare il bene vita del lavoro e la dignità perduta.

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