Un male oscuro, insidioso ed infimo: la fibromialgia.

Un calvario, una malattia che ti toglie le forze, il respiro, la voglia di fare. Una patologia che non sempre ottiene degna tutela legale. E questa, in estrema sintesi, per chi ne soffre, è una delle più grandi ingiustizie che aleggiano nel nostro Stato.

Potremmo definirla come la malattia delle malattie:  a scatenare la patologia sono spesso traumi psicologici o fisici. I disturbi causati dalla fibromialgia comprendono tra gli altri: dolore alla colonna vertebrale o alle articolazioni periferiche, rigidità articolare, sindrome dell’intestino irritabile, emicrania, astenia, ansia, crisi di panico, depressione, nausea, vertigini. Tutto diventa difficile, anche alzarsi dal divano.

Colpisce come un fulmine a ciel sereno, per questo è infima. Poi, ad un tratto, il normale tran tran quotidiano casa, famiglia, amici, lavoro viene distrutto. Lavorare diventa sempre più difficile se non impossibile, la forza di fare ci abbandona.

Ma non è tutto: questa malattia annienta di fatto la dignità lavorativa di chi ne è affetto poiché impedisce di poter svolgere in modo costante e continuativo la prestazione di lavoro. Ad sintetim: il malato ha diritto ad un supporto legale che tradotto in termini tecnici è la pensione di invalidità. Requisito che non sempre è riconosciuto dall’Ente di previdenza. Da qui un lento, lungo ed estenuante cammino verso il raggiungimento e l’ottenimento di ciò che al malato dovrebbe spettare in un fiat.

Il problema sta nel fatto che non si è ancora riusciti a capire il meccanismo per cui un’altra condizione patologica generi la sindrome fibromialgica, o meglio, come mai differenti condizioni patologiche generino alla fine la stessa condizione clinica inquadrabile in base ai criteri stabiliti dall’OMS come fibromialgia. L’OMS la classifica quindi tra le patologie da dolore cronico diffuso.

La fibromialgia (derivante dai termini “fibro”, che indica i tessuti fibrosi e “mialgia”, ovvero dolore muscolare) è una malattia reumatica che colpisce i muscoli causando un aumento di tensione muscolare. Si tratta di una sindrome complessa e debilitante in cui al dolore muscolare cronico diffuso si accompagnano l’astenia ed una vasta gamma di disturbi funzionali quali cefalea, colite, disturbi del sonno, che possono compromettere gravemente la qualità di vita di chi ne è affetto.

Tale sindrome colpisce approssimativamente dal 2 al 4 per cento della popolazione, pari a circa 1,5 milioni di italiani, ed insorge prevalentemente nelle donne in età adulta, con un rapporto uomo/donna di 1 a 8 ed un esordio nella fascia d’età tra i 25-35 anni per gli uomini e tra i 45-55 anni per le donne;

Molto spesso la malattia si caratterizza come fortemente invalidante e, data la giovane età dei pazienti, si comprende come, dal punto di vista non solo sociale, ma anche economico e di risparmio per la sanità pubblica sia conveniente l’istituzione di un percorso che aiuti a mantenere attivo e produttivo dal punto di vista lavorativo chi ne soffre.

La disabilità, che si associa al dolore cronico, è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come «una limitazione o una perdita — derivante da un’alterazione — della capacità di eseguire un’attività nella maniera o nel range considerato normale per un essere umano». Il riferimento al termine «attività» è inteso, nella maggior parte dei casi, come capacità lavorativa, ma è necessario comprendere nel termine anche la restrizione allo svolgimento delle varie attività della vita che sono proprie degli individui di quell’età e quindi le restrizioni allo svolgimento delle varie attività degli individui anche anziani.Sebbene l’OMS abbia riconosciuto già dal 1992 l’esistenza di questa sindrome solo parte dei Paesi europei ha aderito. Tra questi non figura l’Italia. Il Parlamento europeo ha invece approvato nel 2008 una dichiarazione che, partendo dalla considerazione che la fibromialgia non risulta ancora inserita nel Registro ufficiale delle malattie nell’Unione europea e che questi pazienti effettuano più visite generiche e specialistiche, ottengono un maggior numero di certificati di malattia e ricorrono più spesso ai servizi di degenza, rappresentando così un notevole onere economico per l’Europa, invita la Commissione europea e il Consiglio a mettere a punto una strategia comunitaria per la fibromialgia in modo da riconoscere questa sindrome come una malattia e ad incoraggiare gli Stati membri a migliorare l’accesso alla diagnosi e ai trattamenti.

Il nostro studio ha assistito una donna affetta da tale grave patologia. Siamo riusciti a far affermare un principio di diritto che dovrebbe invece operare nella normalità, senza il necessario ricorso all’ausilio di un avvocato. Abbiamo lottato. Ma alla fine ha vinto la giustizia e la tutela del bene vita.

Il Tribunale adito con provvedimento recentissimo del 25/05/2017 n. 1116/2016 ha dato ragione alla nostra richiesta ed ha omologato il provvedimento di riconoscimento della riduzione della capacità lavorativa con diritto alla corresponsione della pensione di invalidità per la nostra assistita.

In seguito a tale caso ne stiamo seguendo altri. E’ straordinaria la forza di volontà degli uomini e donne che soffrono tale male. Nei loro occhi abbiamo trovato la forza per poter dare luce e degno ristoro per le sofferenze patite.

La speranza è quella cosa piumata
che si posa sull’anima
canta melodie senza parole
e non smette mai.

Abbiamo così deciso di attivare uno sportello di assistenza gratuita per i soggetti affetti da tale patologia. Affiancheremo il richiedente di tutela legale, psicologica e medica in modo esclusivamente gratuito.

Per info: studiolegale.fasano@alice.it – whatsapp: 3348120803

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Comments (3)

  1. Gianrico

    Rispondi

    Sono molto contento del vostro impegno per noi fibromialgici. Personalmente sono sfiduciato e depresso perche’ oltre che sopportare i numerosi sintomi ho dovuto lasciare il lavoro e ho un figlio di 17 anni. Come potrei farmi aiutare dato che sto in Abruzzo? Grazie

    • Donatella

      Rispondi

      Felice di apprendere che c’è qualcuno come voi che al nostro male ci crede! il problema più grande che ho riscontrato è che spesso mi è capitato di non essere creduta anche dai medici e allora diventa veramente dura andare avanti. lavorare è difficile sopratutto quando si ha bisogno come me. Scrivo dalla Liguria. Saluti

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