Care e cari docenti,
in questi mesi abbiamo assistito con crescente preoccupazione a una condotta istituzionale che, nei fatti, si sta traducendo in un grave danno curriculare e professionale per chi ha scelto, con spirito di sacrificio e profonda dedizione, di conseguire un titolo di specializzazione sul sostegno in uno dei Paesi membri dell’Unione Europea.
Ci chiediamo, con forza e determinazione, perché questa disparità venga applicata proprio a chi ha scelto di formarsi per sostenere gli alunni più fragili, in un settore che soffre da anni una cronica carenza di personale qualificato.
Ci chiediamo, soprattutto, perché si debba rinunciare a un titolo conseguito secondo legge, in conformità con gli standard europei, e perché si debba accettare un percorso alternativo – come quello proposto da Indire – che non risponde alle reali esigenze formative e professionali dei docenti.
Molti insegnanti, pur avendo i requisiti richiesti — come il titolo d’accesso e l’esperienza triennale — si sono ritrovati esclusi o in una situazione di incertezza.
Le ragioni?Eccole!
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Esclusioni inspiegabili: Alcuni insegnanti con servizio su sostegno e titoli validi non sono stati ammessi, spesso per cavilli burocratici o interpretazioni restrittive dei requisiti.
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Tempistiche e comunicazione: I bandi e le informazioni ufficiali sono arrivati tardi, lasciando poco tempo per prepararsi o chiarire dubbi.
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Titoli non universitari: I percorsi gestiti direttamente da INDIRE rilasciano titoli validi solo in Italia, non riconosciuti a livello universitario, il che ha deluso chi sperava in una qualifica più spendibile.
Molti docenti si sono sentiti traditi da un’iniziativa che prometteva inclusione e semplificazione, ma che nella pratica ha lasciato fuori proprio chi avrebbe dovuto beneficiarne!
Con stima e determinazione,
Lo studio legale Fasano
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